Diritto di superficie: qualche doverosa precisazione.

28 aprile 2014
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28 aprile 2014, Commenti: 0

Recentemente ho presentato in Assemblea Capitolina una mozione con la quale si identificano 4 diverse ipotesi di azione sulle molteplici problematiche che il settore dell’impiantistica sportiva pubblica affronta da anni.

1) Trasformazione del rapporto di concessione in diritto di superficie;
2) Rinegoziazione dei mutui, con un allungamento dei termini e conseguente riduzione della rata annuale;
3) Sospensione della quota capitale dei mutui in essere, mantenendo il pagamento degli oneri finanziari per un biennio (moratoria biennale del mutuo);
4) Possibilità di alienazione del bene (c.d. diritto di proprietà).

Il problema principale dell’offerta pubblica di sport a Roma, in realtà, non è che i concessionari in tempo di crisi non ce la fanno a pagare – anzi la stragrande maggioranza è in regola con i pagamenti. Il vero problema è che negli ultimi anni la città ha assistito ad un incremento non omogeneo degli impianti sportivi. Di conseguenza a Roma vi sono zone su cui insistono 2 o 3 piscine pubbliche, a fronte di altre completamente sprovviste di impianti pubblici.

E’ assurdo che Roma, una Capitale europea, non possa avere un Piano Regolatore che regoli la domanda/offerta di sport, considerandolo come un irrinunciabile servizio pubblico.

Fino a qualche tempo fa i concessionari potevano realizzare opere e proporre migliorie agli impianti comunali, grazie a convenzioni con l’istituto per il Credito Sportivo (I.C.S.), attraverso le quali ottenevano linee di credito garantite da fideiussioni del Comune.

Oggi, per problemi di Bilancio, questo non è più possibile e la città si ritrova impianti pubblici che non possono essere ristrutturati, oltre a numerosi cantieri bloccati per l’impossibilità di accedere a finanziamenti. Il tutto a vantaggio dell’offerta privata.

Il ruolo della politica è quello di proporre soluzioni, lasciando poi ai tecnici – che per competenza sono chiamati a dare delle risposte – la realizzazione della strada migliore da seguire per la città, per la qualità del servizio ai cittadini, per l’Amministrazione dei beni pubblici.

E qui è doveroso un approfondimento, per dimostrare che affari d’oro, per i concessionari, non ve ne sono.

Il Diritto di Superficie comporta che per un numero stabilito di anni il concessionario è proprietario della struttura, che può anche essere portata in garanzia a qualsiasi banca, ma che alla fine torna nel patrimonio comunale. Per accedere al Diritto di Superficie però il concessionario deve corrispondere un oneroso canone – proporzionale al valore dell’impianto – oltre alle imposte municipali (vedi IMU) che prima, essendo un impianto pubblico, non pagava.
Inoltre la concessione del Diritto di Superficie comporta che, alla base, vi sia un interesse pubblico per la città – in questo caso l’applicazione di tariffe sociali per i frequentatori.
Infine, va specificato che se un concessionario interessato al Diritto di Superficie ha già avviato un mutuo con l’I.C.S. con garanzie pubbliche, queste devono essere retrocesse, liberando così il Bilancio di Roma Capitale di un notevole peso.

Date queste premesse, su può parlare di affari d’oro per i concessionari?

In Assemblea abbiamo individuato quattro strade, con in ultima ipotesi – per casi particolari in cui risulta alta la difficoltà dell’Amministrazione di gestire l’immobile – anche l’alienazione/vendita dell’impianto sportivo. Dell’impianto sportivo, appunto, non dei Punti Verde Qualità, dei quali non si parla nella mozione.

I PVQ hanno convenzioni differenti (non praticano tariffe convenzionate ma si muovono nel libero mercato); hanno realtà tipologiche diverse (gli impianti sportivi si riducono ai campi sportivi ed annessi servizi, i PVQ, invece, oltre a strutture anche commerciali, come mission hanno la gestione di aree e parchi pubblici che tali devono rimanere); hanno, infine, ben note problematiche a conoscenza di tutti che non hanno minimamente sfiorato l’impiantistica sportiva comunale.

L’Assessore allo Sport, Luca Pancalli, ha giustamente sottolineato la necessità di studiare un percorso amministrativo concordato con la Regione Lazio, ed, in particolare, la possibilità di alleggerimento dal Bilancio Comunale di svariati milioni per le fideiussioni.

Il compito istituzionale dell’Assemblea era, ed è, quello di stimolare la gestione della città, e soprattutto cercare di dare risposte che possano rivitalizzare un settore ed un mercato del lavoro che è tra i più attivi e socialmente utili.

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