Scuola Arti e Mestieri, Celli-Baglio "Si rischia stop ai corsi"

23 Dicembre 2017
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23 Dicembre 2017, Commenti: 0

Le Scuole d’Arte e Mestieri di Roma, nate nel lontano 1871, rischiano di non partire dal prossimo gennaio. Gli oltre mille iscritti rischiano di rimanere senza corsi in mancanza della ratifica del Protocollo d’Intesa da parte della Città Metropolitana. A sollecitare la firma della Sindaca, che rende esecutivo l’atto di Giunta capitolina del novembre scorso con cui è stato approvato il Protocollo tra Roma Capitale e la Città Metropolitana, dopo le richieste delle opposizioni e le proteste dei docenti, e’ arrivata perfino una mozione del collega Marcello De Vito. E’ un paradosso di questa maggioranza, che dialoga a suon di atti e non con riunioni e incontri. Le quattro scuole rappresentano con i loro laboratori, le biblioteche, le attrezzature e la loro storia, un patrimonio da salvaguardare e sviluppare”. Cosi’ le consigliere del gruppo de Le Città della Metropoli della Città metropolitana di Roma Capitale, Valeria Baglio e Svetlana Celli.

E’ un’inerzia incomprensibile quella della Città metropolitana, che rischia di mandare in fumo un patrimonio unico. Per una firma mancante si rischia di non far partire i corsi. Pittura, oreficeria, erboristeria, restauro del mobile, arredamento d’interni e dei giardini, scultura, mosaico, fotografia e corsi di webmaster sono alcune delle materie trattate che sono state scelte da migliaia di romani, che hanno anche versato le loro quote di iscrizione. L’accordo da siglare in Città Metropolitana servirebbe ad avviare il contratto per gli 80 docenti precari, affidandoli alla società in house Capitale Lavoro e permettere cosi’ l’avvio immediato dei corsi, evitando di restituire le rette a 800 allievi, 300 dei quali disabili, che si sarebbero già rivolti al Codacons per citare in giudizio Roma Capitale per la perdita dell’anno formativo. Speriamo ora in un miracolo natalizio, con la Sindaca che finalmente passi dal torpore all’azione e metta la parola fine alla precarietà cui sono stati costretti docenti e allievi”.

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